Casetta Rossa

Seguo con preoccupazione gli sviluppi della situazione della struttura Casetta Rossa nel 8 Municipio di Roma.
Struttura impegnata socialmente e culturalmente che svolge un’attività importante per il quartiere e per tutto la città.
La cultura e l’arte NON sono merce, non si incentrano sui deleteri principi del mercantilismo e dello scambio economico.

Mi auguro che cessino gli attacchi alle strutture sociali della città incentrate sul bigottismo legalitario e sugli interessi immobiliaristi immediatamente.
Riporto quanto scritto dalla struttura sui social:

VOGLIONO CHIUDERE CASETTA ROSSA

• Non possiamo più fare da mangiare. Tantomeno da bere. Dobbiamo chiudere. Così recita una PEC ricevuta avente come mittente la direzione tecnica del Municipio VIII. La storia di Casetta Rossa, per come la conosciamo tutti, secondo questi signori dovrebbe finire qui. La motivazione viene suggerita da presunti sopralluoghi della polizia municipale che attesterebbero tra le altre cose l’assenza di iniziative culturali tra le nostre attività.
Ebbene si. Ci hanno scoperto. Alla Casetta Rossa non vengono svolte iniziative culturali né tantomeno di intrattenimento. Un mese di festa dell’altra estate con eventi, presentazioni, concerti e laboratori totalmente gratuiti. La scuola d’italiano dal martedì al venerdì . Centinaia di presentazione di libri. La progettazione partecipata per un parco inclusivo. Le iniziative all’insegna della sostenibilità ambientale. Un centro estivo autogestitio dai genitori. Corsi, laboratori,Scambi linguistici, gruppi di lettura, gruppi di acquisto, sportelli di ascolto psicologico e legale. Migliaia di pasti sospesi forniti spesso a utenti dei servizi sociali. Più di 25000 euro raccolti per Municipio Solidale, per il sostegno alimentare e la didattica online per studenti sprovvisti di connessione durante il lockdown. Una cooperativa con più di dieci lavoratrici e lavoratori assunti regolarmente. L’impegno di centinaia di volontarie e volontari per gli aiuti durante l’emergenza covid.
E la direzione tecnica ci notifica con una Pec che no, non facciamo iniziative culturali e sociali e quindi entro trenta giorni Casetta Rossa deve chiudere la trattoria sociale e il bar. Proprio così. CHIUDERE.
Ci abbiamo provato con tutte le forze a costruire una storia, una buona pratica che potesse essere riconosciuta e valorizzata. Autogestiamo un parco. Dalla a alla z. Dallo svuotamento dei cestini alla potatura di pini secolari. Dalla manutenzione dei giochi per bambini all’installazione di nuovi. Decine di migliaia di euro investiti ogni anno senza mai prendere un soldo dalle istituzioni di questa città, sfida possibile proprio grazie alla trattatoria sociale che anche sull’idea di cibo sano e prodotto senza sfruttamento ha costruito cultura e socialità.
Ci abbiamo provato e ci abbiamo creduto, lo dimostrano anni di lettere, incontri, controdeduzioni, pratiche aperte che ciclicamente finiscono nel nulla. Ora basta, non ci stiamo più a questo loop che ci costringe a ricominciare daccapo ogni volta, con frustrazione, investendo tempo energie e soldi che vorremo spendere invece per costruire un parco inclusivo, aumentare la distribuzione alimentare e cambiare il mondo. Non staremo più a rispondere codice su codicillo all’ufficio tecnico come facciamo da anni. Non ci metteremo a dimostrare quello che tutti sanno e cioè che a Casetta Rossa e al Parco Cavallo Pazzo si fa cultura e si costruisce un’idea condivisa di bene comune. Ogni giorno, in forma pubblica e gratuita. Siamo davvero stanchi di perdere tempo.
Per questo nei prossimi giorni riconsegneremo alla Direzione Tecnica le chiavi. Per non chiudere, per non fermarci. Resteremo qui e continueremo le nostre attività. Saremo tutti e tutte più Casetta Rossa che mai.
Se qualcuno vuole venire a parlare di soluzioni, sarà ben accolto e noi saremo disponibili a incontrarci per trovarle.
Se qualcuno vuole venire a chiuderci, ci troverà con il sorriso determinati a non permetterlo. Sappiamo l’impegno formidabile del governo di questo Municipio, del Presidente, della Giunta, di alcune e alcuni consiglieri. Ma la tecnica e la burocrazia sembrano però essere più forti.
Ora basta però. C’è tutto un mondo da cambiare e non abbiamo tempo da perdere con chi vuole chiudere questa sperimentazione sociale con una pec. Come ci ha raccontato Paco Ignacio Taibo in una iniziativa “non” culturale (nella foto) nel parco Cavallo Pazzo ” Abbiamo il diritto di essere stanchi, ma non quello di arrenderci